Il cambiamento dopo la grande crisi economica

Sono  passati  10  anni  dall’ inizio  della  grande   crisi   economica.

Erano 23 milioni nel 2008, sono 23 milioni nel 2018 il numero complessivo degli occupati in Italia; il mercato nel nostro paese è rimasto praticamente immobile dopo la crisi.

La grande crisi iniziata proprio nel 2008 ha cominciato a esaurire i suoi effetti nel 2017, e il mercato del lavoro ha subìto un primo forte crollo nel 2009, un modesto recupero nel 2011, un nuovo crollo nel 2012/2013 e ora, finalmente, segnali positivi.

Come è cambiato il lavoro dopo la grande crisi?

In mezzo a tante turbolenze, alcune professioni sono letteralmente sparite, altre invece si sono fatte avanti in un mercato sempre più avaro di opportunità.

Statisticamente la disoccupazione per i giovani sotto i 25 anni è schizzata dal 21% al 35% , la classe superiore dei 25-30enni dall’11% al 21,4%.

I lavori che stanno scomparendo.

Analizzando i settori di riferimento, gli ultimi dieci anni hanno visto diminuire il peso dell’occupazione nelle attività Manifatturiere, nelle Costruzioni, nella Pubblica Amministrazione e nella Difesa.

Sono aumentati invece gli addetti nella Ristorazione e negli Alberghi, nella Sanità e soprattutto il numero di badanti e colf.

Le figure professionali in declino, sono tutte quelle senza specializzazione e quindi meno appetibili nel mondo del lavoro, come:

  • Gli Operai non specializzati
  • Commessi che non conoscono le lingue
  • Impiegati senza preparazione specifica

Anche l’era del digitale ha scombussolato l’organizzazione lavorativa italiana, l’avvento dell’e-commerce e di Internet ha portato cambiamenti radicali nel panorama occupazionale. Tanto è vero che da casa si svolgono parte delle attività che prima non riuscivamo a portare a termine, come la prenotazione di un viaggio oppure l’acquisto di un determinato bene.

L’occupazione in Italia nel 2008 e nel 2017

 I lavori più richiesti, e quelli introvabili.

Se prima avevamo analizzato le occupazioni in via di estinzione, ora ci soffermiamo a sottolineare quelle professioni che hanno subìto un’impennata di richieste rispetto al passato.

Sono i Camerieri, necessari nell’8,9% delle posizioni, i Cuochi e i Conduttori di mezzi pesanti, con una richiesta del + 4% in più rispetto a 10 anni fa.

Oggi tra le prime 5 professioni “introvabili” 3 sono attinenti al mondo ICT: si tratta dei Tecnici Programmatori, Analisti e Progettisti Software (+ 55% ).

Stanno emergendo anche figure caratterizzate da una propensione al Web e alle applicazioni che permettono di capitalizzare le informazioni online come il Data Scientist, Chief Digital Expert ed esperti di Cybersecurity.

Merce preziosissima per un’industria terrorizzata dai danni di immagine ed economici innescati da intrusioni informatiche che mettono a repentaglio il futuro aziendale.

 Come cambiano i contratti di lavoro.

Queste dinamiche hanno profondamente cambiato anche le componenti occupazionali nel dettaglio del mercato del lavoro. In primis, una diminuzione della quota di lavoratori indipendenti, ma anche i lavoratori dipendenti sono cambiati.

Quelli a tempo indeterminato “pesano” due punti percentuali in meno rispetto al 2008, per effetto dell’aumento di 400mila lavoratori a termine (oggi sono il 15%).

Tra questi, diminuisce la durata media dei contratti, con il 78% che si conclude entro un anno da inizio attività, + 6% rispetto al 2008.

 

 



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